Comunicazione non verbale: il parere di un attore.

- 2 Febbraio 2017

 

Gli aspetti non verbali, rivestono un ruolo importantissimo nella comunicazione efficace; ne parliamo inseme all’attore  Domenico Tiburzi.

Durante uno spettacolo teatrale, quale  impatto può assumere la comunicazione non verbale?

Spesso quando si parla di comunicazione si pensa alla comunicazione verbale ed oggi anche alla comunicazione legata ai social network, trascurando quella che primitivamente era in realtà la comunicazione tra gli esseri umani che è appunto quella corporea. Parlando di teatro, ho avuto l’opportunità di vedere attori capaci di portare in scena e raccontare storie esclusivamente esprimendosi con il proprio corpo. Non tutti gli attori ne sono capaci e non nascondo che anche io ho difficoltà a farlo, ma alcuni attori sono veramente capaci di esprimersi con il proprio corpo in modo così chiaro ed istintivo, nonchè naturale, che la parola assume solamente un valore aggiuntivo.

Se devo dire uno tra i miei preferiti dico Yoshi Oida che ho avuto modo di vedere in “Fragments” di Peter Brook, avrei passato ore a guardarlo muoversi in scena. Se pensiamo allo stesso Charlie Chaplin, molto più conosciuto, ha costruito un mito, quello di  Charlot, proprio non dicendo mai nulla, ma esprimendosi con uno stile direi assolutamente unico. Per quanto riguarda la comunicazione non verbale nella vita di tutti i giorni posso dire che facendo l’attore, forse, sono un pò avvantaggiato, avendo la fortuna di tenermi in allenamento a teatro e comunque avendo sempre un occhio di riguardo ed una attenzione a questa peculiarità. Negli ultimi anni, quelli in cui io mi sto effettivamente confrontando con questo lavoro, ho potuto notare che i casting director e i registi, soprattutto cinematografici, richiedono sempre più un spiccata capacità espressiva, non verbale, ma che allo stesso tempo risulti molto naturale. Io per quel che ho potuto capire ed apprendere credo che in realtà il trucco non è nel rendere naturale la propria interpretazione, ma nel rendere naturale il proprio modo di essere, nella vita di tutti i giorni. Infatti solo così, cioè liberandosi dalle congetture e pregiudizi che la società ci impone, possiamo acquisire una libertà espressiva che non può che risultare naturale, ma soprattutto piacevole al nostro interlocutore.

Come gestisci lo stress quando sei sul palco?

Devo premettere che la mia, è un’ opinione basata sull’ esperienza vissuta, seppur ancora minima, che ho avuto modo di fare fino ad ora. Devo dire che lo stress, l’ansia e la paura prima di andare in scena nei primi spettacoli che ho fatto erano emozioni molto marcate che spesso potevano anche compromettere l’interpretazione, poichè non sempre si è pronti e predisposti ad affrontare il pubblico.

Credo che successivamente ho avuto modo di acquisire una maturità che mi permette oggi di essere tranquillo e rilassato anche pochi secondi prima di andare in scena. E’ la condizione migliore, più si è rilassati più l’interpretazione, secondo il mio punto di vista, risulterà migliore. Ovviamente oltre ad una certa esperienza ciò che mi aiuta è anche qualche piccolo esercizio di respirazione e rilassamento, appreso nelle scuole e nei masterclass, che mi permette di trovare sempre la condizione migliore per affrontare il palcoscenico. Infine posso aggiungere che basta anche dare il giusto peso alle cose e pensare che in fondo, è vero che è un mestiere emotivamente stressante, ma anche il mestiere più bello del mondo.

Oltre che attore, scrivi anche testi e regia: come si scrive una sceneggiatura?

La risposta sarebbe semplicemente, avere ben chiaro la storia che si vuole raccontare. Ho appena scritto una sceneggiatura, che spero qualche produttore prima o poi deciderà di realizzare perchè avevo una storia, credo interessante, da raccontare. Prima però devo ammettere che ho dovuto studiare dei libri che spiegavano come si scrive una sceneggiatura, il linguaggio da utilizzare, la struttura della storia, il soggetto, i personaggi, le loro biografie, la divisione in atti, i colpi di scena, il punto centrale e tutto ciò che è a fondamento della storia stessa.

Sarebbe un pò lungo approfondire qui ogni singolo passaggio. Poi devo essere sincero, credo sia anche una cosa molto soggettiva; chi scrive di solito lo fa perchè ha necessità di farlo. Io per questo l’ho fatto. Mi era già capitato di scrivere per il teatro, adesso mi sono cimentato nella scrittura per il cinema; è stata solo una mia necessità, tutto qui.

Quali sono i falsi miti che ruotano intorno alla professione dell’attore?

Molti credono che quello dell’attore sia un mestiere semplice, privo di sacrifici e difficoltà. In realtà è tutto il contrario, è un lavoro fatto di molto lavoro, sui testi e su se stesso, un mestiere non privo di momenti di sconforto e soprattutto di studio, tanto studio.

Gli attori sono pieni di donne e di amici. In realtà è un mestiere dove sei quasi sempre da solo, quando studi, quando scrivi, quando ti prepari ad entrare in scena, spesso anche in scena.
Gli attori guadagnano molto. Quando sono famosi, forse alcuni si, per il resto è una continua ricerca di lavoro e possibilità di andare in scena, spesso con paghe misere, poichè la cultura in Italia ormai sta passando di moda o già lo ha fatto ed io non me ne sono accorto.

Quali sono secondo il tuo parere, i 3 attori che trasmettono valori e carisma?

1)Marco Paolini ed il suo teatro narrativo.
 2)Gigi Proietti ed il suo teatro di intrattenimento, che io adoro.
3)Al Pacino, su cui credo non si debba aggiungere altro.


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