SCOPRI COS’E’ LA DIAGNOSI PSICOANALITICA

- 27 Agosto 2017

 

La diagnosi, ed in particolare la diagnosi psicoanalitica,  è il processo di raccolta e organizzazione delle informazioni su di un paziente col fine di raggiungere una migliore comprensione della persona, processo indispensabile per il clinico per poter assumere delle decisioni terapeutiche. Più che un esercizio di classificazione, la diagnosi serve a comprendere la dimensione soggettiva del paziente e ha una funzione orientativa a ogni livello e fase dell’intervento. Non significa dunque semplicemente applicare un’etichetta in base ad un sistema nosografico: la diagnosi ad orientamento psicoanalitico cerca di comprendere le dinamiche psichiche del paziente nella loro interezza: muove dal superficiale (il sintomo) per accedere a profondo (le cause), dal semplice al complesso, dall’elemento singolo alla struttura, dal presente al passato e viceversa.

Perché la diagnosi?

 

La diagnosi offre almeno cinque vantaggi:
I
È utile alla pianificazione del trattamento: è la ragione tradizionale della diagnosi. L’analisi e le terapie non sono attività monolitiche che vanno applicate in maniera rigida senza tener conto della personalità individuale del paziente. Una buona diagnosi guiderà le scelte del terapeuta nelle aree cruciali del tono degli interventi, nello stile della relazione e degli argomenti cui prestare attenzione.
II
Fornisce informazioni sulle implicazioni prognostiche: la percezione delle differenze di profondità e ampiezza nei problemi di personalità è vantaggiosa tanto per il clinico quanto per il paziente. È lecito attendersi di riuscire ad aiutare più rapidamente una donna divenuta bulimica all’università che si rende conto di quanto sia destabilizzando il suo disturbo, rispetto ad una donna borderline che ha cicli di voracità e vomito fin dalle elementari.
III
Permettere di proteggere il consumatore: una buona diagnosi permette di informare il paziente su cosa deve aspettarsi, evitando di promettere troppo, dare indicazioni sbagliate o false speranze. Una buona valutazione informerà l’operatore su quale tipo di approccio (terapia breve o lunga) potrà aiutare in modo significativo una persona. È possibile allora ammettere che un paziente trarrebbe maggior beneficio da una terapia lunga (ma che per ragioni economiche, ad esempio, non gliela si può fornire) o consentire di ritirarsi alle persone che cercano una cura miracolosa ma non vogliono un impegno troppo a lungo.
IV
Aiuta a comunicare empatia: L’affettività dei pazienti in terapia può essere molto intensa e induce negli altri una risposta altrettanto intensa: quando il terapeuta coglie tali reazioni nel proprio vissuto emotivo, esse contribuiscono alla formulazione di una buona diagnosi, sulla base della quale è possibile scegliere un modo di accostarsi all’infelicità del paziente che si sentirà sinceramente empaticamente compreso, fornendo al paziente la fondamentale speranza di essere compreso.
V
Contribuisce ad evitare l’abbandono prematuro del trattamento: molte persone cercano un aiuto professionale e poi temono che l’attaccamento al terapeuta sia un grave pericolo. Le persone controdipendenti, ad esempio, tenderanno a fuggire dalla terapia nel momento in cui cominciano a sentire un certo attaccamento, poiché si sentono umiliate se riconoscono l’importanza di un’altra persona. È importante che il terapeuta esprima commenti sulle difficoltà di questi pazienti di restare in trattamento, dato che le sue parole suonano come vere e diminuiscono le probabilità che il paziente fugga dal trattamento.

Chi può effettuare una diagnosi?

In Italia, secondo la legge 56\1989 la diagnosi psicologica può essere effettuata soltanto da uno Psicologo-Psicoterapeuta iscritto all’Albo Nazionale oppure da un medico-psichiatra.

Altre figure che emettono diagnosi, stanno di fatto praticando esercizio abusivo della professione. In Italia, l’esercizio abusivo della professione di Psicologo è un reato penale.

Limiti dell’utilità della diagnosi.

Bisogna ricordare che esistono persone che trovano scarsa corrispondenza nelle categorie diagnostiche e che comunque le categorie ipersemplificano la complessità dell’essere umano: non bisogna quindi insistere ed essere continuamente preoccupati dalla diagnosi: è più importante cercare empatia e fare attenzione alle implicazioni emotive della relazione, soprattutto nelle prime fasi del trattamento, ricordando comunque che la diagnosi non è mai definitiva, ma sempre rivedibile e provvisoria: anche questa capacità fa parte dell’essere buon terapeuta.

Bibliografia: McWilliams (1994) “La diagnosi psicoanalitica”



//