GIOVANI ATTIVI SOCIAL-MENTE

- 21 Novembre 2018

 

Il 26 ottobre 2018 si è tenuto ad Avezzano presso il Castello Orsini un convegno di Avis comunale di Avezzano dal titolo “Social Giovani: giovani attivi SocialMente” aperto alla cittadinanza marsicana e agli alunni delle scuole superiori della città. L’evento, che ha ospitato psicologi e medici, è nato dall’esigenza di stimolare la cittadinanza e soprattutto gli adolescenti ad una maggiore sensibilità rispetto alla donazione ematica e alla valorizzazione di un atto così importante che può spesso cambiare il destino di chi si trova a vivere tra la vita e la morte. Infine a chiudere l’evento, una rappresentazione drammatizzata di incidente stradale e un gioco social sul tema della donazione fatto con gli studenti presenti, hanno permesso a tutti di tornare a casa con un bagaglio sicuramente più ricco di pensieri e riflessioni.

  • Perché c’è bisogno di sensibilizzare i cittadini alla donazione di sangue?

«Donare è un atto forte, radicale, intenso. È un movimento asimmetrico che nasce da spontaneità e libertà perché stabilisce una relazione con l’altro al di fuori da ogni aspettativa di reciprocità: si dona e basta» – afferma la dott.ssa Federica Fierro relatore del convegno e psicologa ed esperta di pediatria, psicoterapeuta familiare in formazione.

«La dimensione del dono postula la volontà di stabilire una relazione con gli altri, il prendersi cura e il mettersi al servizio, in assoluta libertà, per costruire “giustizia”. Ma il dono all’altro è possibile solo quando si decide la prossimità, il farsi vicino all’altro, il coinvolgersi nella sua vita, il voler assumere una relazione con l’altro…è un atto forte, radicale, intenso.

Il mio obiettivo -continua la Fierro- è stato quello di spronare nei ragazzi una riflessione nuova ed autentica rispetto a ciò che può significare la parola “donare” che deriva etimologicamente dal verbo “dare”  ma assume un significato differente, poiché col dono si prescinde dalla dimensione di ricevere poi un vantaggio secondario».

  • Dunque la donazione di sangue può costituire un unico grande mezzo di congiunzione sociale…

«Il dono rappresenta un elemento di coesione, quello strumento che potrebbe non solo tenere maggiormente unita la comunità, ma può essere inteso come forma di legame sociale e reciprocità, rompe il narcisismo dell’uomo, per trasformarlo in soggetto desideroso di comunicare con l’altro e bisognoso di trattenere con questo una duratura relazione. La donazione come simbolo, allora, come rinvio ad un significato ulteriore». La psicologa durante il convegno, riporta alcune citazioni per spiegare alla platea il vero significato insito nell’atto del donare: diceva il grande poeta indiano Rabindranath Tagore “Abbiamo ricevuto la vita in dono e noi ce la meritiamo donandola” – “Il dono è una forma elementare di circolazione delle cose che impedisce agli uomini di diventare delle cose” (M. Mauss).

«Il dono – prosegue la Fierro-  fa parte delle modalità attraverso le quali noi ri-conosciamo e riprendiamo coscienza del legame radicale e originario che ci rende appartenenti alla vita, al nostro gruppo familiare, al nostro contesto socioculturale, alla storia in cui siamo stati scaraventati. Il dono è un invito a-far-parte, ad appartenere all’umanità».

  • Ma cos’è che può spingere una persona a donare? Che differenza c’è tra chi decide di donare e chi invece non lo fa?

La dott.ssa Fierro ci spiega che una delle componenti che sembra essere maggiormente collegata alla capacità di agire in modo pro-sociale sia l’empatia. «L’empatia è quell’abilità che consente alle persone di entrare in sintonia con i propri e gli altrui stati d’animo. Non a caso tale abilità si basa sull’autoconsapevolezza: quanto più si è aperti verso le proprie emozioni, tanto più abili si è nel leggere i sentimenti altrui. Questa capacità consente di capire come si sente un’altra persona ed entra in gioco in moltissime situazioni, da quelle tipiche della vita professionale a quelle della vita privata. Tuttavia, come riferito agli studenti e agli uditori presenti al convegno, un “beneficio” personale vi è anche nelle attività di volontariato e dunque nella donazione di sangue».

La Fierro cita alcuni studi che hanno dimostrato gli effetti che la donazione del sangue può avere sull’autostima delle persone: già pochi minuti dopo il prelievo, i donatori manifestavano uno stato di benessere dieci volte superiore a quello della media. A crescere è soprattutto l’autostima, la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono per gli altri, qualcosa di importante.

«L’autostima è una delle componenti fondamentali per il benessere umano. Non va mai confusa con la superiorità, anzi. Si tratta di una positiva percezione di sé che, il più delle volte, dipende da esperienze che viviamo ogni giorno nella vita -prosegue la psicologa- la bassa autostima, infatti, porta all’infelicità e si traduce in sintomi come paure e fobie, difficoltà interpersonali, ansia e insicurezza, dipendenza dal giudizio altrui, depressione, mancata realizzazione delle proprie potenzialità. Una delle tecniche per non soffrirne è quello di comprendere che possiamo migliorarci e per farlo bisogna impegnarsi in esperienze che possano darci concretamente un ritorno. Il volontariato sarebbe una delle esperienze migliori in tal senso. E la donazione di sangue, in primo luogo, la più efficace in quanto include un atto concreto. »

Infine, si domanda la psicologa, se esiste ancora il dono oggi o è qualcosa di inattuale e obsoleto.

 

«Possibile che il dono sia solo un residuo di società passate e che quindi di conseguenza sia
destinato a sparire?
»

A voi le riflessioni…



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